In campagna anche nei mesi invernali c’era sempre da fare. Ogni famiglia cercava di essere il più possibile autosufficiente poiché non v’era sempre i soldi per andare a comprarsi ciò di cui si aveva bisogno. Per cui il contadino si calava spesso nelle vesti dell’artigiano.
A gennaio, durante quei brutti giorni di tormenta, quando fuori nevicava per diversi giorni, vedevo mio padre prendere un fascio di vimini o di melica e portarlo in cucina. La nostra cucina era piuttosto grande; questa, spesso, è una delle caratteristiche principali delle case di campagna, poiché era l’unica area adibita a giorno che fungeva oltre che da sala da pranzo anche da soggiorno.
Lui si sistemava a fianco del grande camino e si metteva all’opera.
Intrecciava tra loro con grande abilità, i rami flessibili di vimini creando ceste di diverse dimensioni. Queste erano contenitori utilissimi per contenere oggetti più svariati o per trasportare ortaggi, contenere uva durante la vendemmia, funghi o altro. Ve ne erano anche di grandi dimensioni, meno elaborate però, che venivano usate per contenere e trasportare l’erba falciata per i conigli o per il bestiame.
Con la melica, invece, creava graziose scope e scopettine
Sono sempre rimasta estasiata dalla sua destrezza nel maneggiare con cura quelle aste di legno, in poco tempo dava vita a delle vere e proprie opere d’arte; gli bastava poi imprimere il tocco finale, e l’oggetto acquisiva raffinatezza ed eleganza.
Era in questi giorni di freddo intenso che in cucina si preparava la polenta. Da quando la mia memoria iniziò a ricordare, questo piatto ha sempre accompagnato l’arrivo della neve.
Mia nonna lavava accuratamente il paiolo di rame, lo riempiva d’acqua e lo metteva al camino affinché l’acqua si scaldasse. Quando questa cominciava a bollire iniziava a versarci dentro, poco alla volta, la farina di polenta. Una volta cotta, la polenta veniva rovesciata nella spianatoia (la stessa usata per fare la sfoglia) posta sul tavolo. La si condiva col sugo di anatra o di oca e quand’era tutto pronto ci mettevamo in circolo intorno al tavolo davanti alla spianatoia fumante, e ognuno di noi cominciava a mangiare il suo pezzo di polenta. Era deliziosa e quei bocconi caldi scaldavano il corpo infreddolito dal freddo.
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